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Peter Gabriel
Phil Collins
Steve Hackett
The Musical Box
Tony Banks
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La cena è pronta!
La Magna Carta è un'etichetta specializzata in progressive rock, che ha avuto (secondo me) l'ottima idea di reclutare ogni tanto un nutrito e variabile gruppo di di musicisti progghettari per una serie di album tributo alle band storiche del progressive rock.
Curiosando oggi tra gli scaffali del negozio Ricordi qui a Catania (a proposito, ho la sensazione che il prezzo delle chitarre e dei bassi stia scendendo parecchio, forse in virtù del supereuro) ho trovato, ad un prezzo irrisorio (2.90 euro), l'apposito tributo ai Genesis, che per l'appunto si intitola Suppers Ready.
Tra i convocati per l'operazione un tottilione di mostri sacri del genere, dei quali elenco a memoria: Nick D'Virgilio (Spock's Beard), Jeff Berlin (l'unico bassista vivente che regga la botta Tony Levin), Richard Sinclair (Caravan), Trent e Wayne Gardner (Magellan), Mike Keneally...
La versione dei Magellan di Mama è da brivido. ma con la voce di Wayne Gardner, c'era da aspettarselo, e la buonanima di di Kevin Gilbert invece ci regala una inedita Back in N.Y.C. con intro acustica. Bello, nostalgico, inutile.
Leibniz* segnala i GNemesis, un gruppo di australiani che suona le canzoni dei Nostri usando ukulele elettrici e kazoo. Immaginatevi Invisible Touch suonata dai Ramones: il risultato è questo.
Fabio de Luca (formerly known as "la metà senza tette di Euston Station"), in un suo articolo su Hot, parlando di come i dj stiano scoprendo l'universo del prog scopre un'inquietante coincidenza:
"[...] il nuovo singolo dei napoletani Planet Funk, Stop Me, ascoltate l’inizio, le prime quattro battute, non vi ricorda qualcosa? Esatto, Abacab dei Genesis: pazzesco, ad averne voglia e tempo si potrebbero mettere in loop e sovrapporre perfettamente."
Ed è assolutamente vero. Spero solo che non si avveri la profezia finale:
"[...] il primo che prende Turn It On Again (sempre dei Genesis, sta in tutti i greatest hits) e le mette le mani sopra alla maniera in cui Eric Prydz ha fatto con Valerie di Steve Winwood secondo me diventa ricco. Sempre che l’avvocato di Phil Collins non si metta in mezzo, certo."
Dunque, i Nostri sono cinque. Lo sono sempre stati, e continuano ad essere cinque.
Tony Banks
Phil Collins
Peter Gabriel
Steve Hackett
Mike Rutherford
Gli altri (Bruford, Thompson, Stuermer, quell'altro fesso che ha cantato nell'ultimo disco), ecco: grazie, ma siete parenti di secondo grado.
Adesso, abbiate il coraggio di metterli in fila, dal vostro preferito a quello che, beh, sì, insomma, "un tipo". Niente fregnacce stile "ma quello ha fatto solo tre dischi", oppure "sono una band, li si prende tutti insieme". Balle. Toglietemi John Lennon dai Beatles e forse riesco a digerire un paio di loro canzoni, ecco.
Vale qualunque criterio: simpatia, tecnica musicale, bellezza (beh), quello che vi pare. Forza, dichiaratevi. Il sottoscritto, intanto, vota così:
1. Mike Rutherford
2. Tony Banks - Steve Hackett
4. Peter Gabriel
5. Phil Collins
Riceviamo dall'autoproclamato Duke e volentieri pubblichiamo questa disamina sulla svolta ottantina dei Nostri.
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Anno 1980. Il progressive è ormai morto e sepolto: i primi segnali di stanchezza e crisi si erano visti a partire dal 1975. I grandi gruppi che avevano primeggiato nella prima metà degli anni '70 o si sono sciolti o agonizzano o stanno diventando dei dinosauri.
Con una eccezione: i Genesis. Nel 1980 pubblicano l’album Duke, che è un riuscito compromesso tra il loro stile musicale e il tentativo di rendersi più accessibili, più commerciali. Riuscito anche come vendite: da Trespass fino a We can’t dance, ogni loro nuovo album vende più del precedente (esclusi i live). Ma Duke è un vero giro di boa: va primo in classifica in Gran Bretagna e nei primi dieci negli USA, per la prima volta nella loro storia.
Tony Banks anni dopo dichiarò: "Con Duke capimmo che avevamo detto tutto quello che c’era da dire in quella direzione e che dovevamo cambiare".
E sappiamo cosa hanno scelto di fare.
La domanda che pongo è: quali sarebbero potute essere le alternative? Esaminiamole.
- Chiamare altri artisti a collaborare, sia in sala d’incisione che nella composizione.
Molto difficile. Stiamo parlando di gente che non ha sostituito artisti del calibro di Gabriel e Hackett. Hanno sempre preferito lavorare per conto loro. Per altri gruppi l’operazione è riuscita.
In quegli anni gli Yes risorsero grazie a una canzone scritta principalmente dal nuovo chitarrista e dal nuovo produttore, Owner of a lonely heart, ma fu un episodio isolato.
- Diventare dei dinosauri
Nel rock vengono definiti dinosauri quegli artisti che non cambiano mai stile musicale, anno dopo anno vendono sempre meno e nei concerti propongono prevalentemente pezzi di venti anni prima, cioè di quando erano famosi. Ne abbiamo tanti di esempi nella scena musicale: in Italia mi viene da pensare, ahimè, alla PFM, un gruppo che amo: ma l’ultima volta che li ho sentiti dal vivo, nel 2003, il pezzo più recente che proposero era del 1980 (una parte di Come ti va inserita in un medley)!
Qui bisogna introdurre un altro spunto. Negli anni Ottanta, in Gran Bretagna, sorse il new progressive. Artisti che si rifacevano al progressive degli anni Settanta rifacendolo con pochissima originalità. Che avremmo detto se nel 1983, i Genesis invece dell’album ononimo avrebbero fatto uscire Script of a Jester’s Tear (Marillion) o Tales from Lush Attic (IQ)? Immagino i commenti: che noia, non cambiano mai, sono sempre gli stessi… Soprattutto l’album degli IQ: sembrano brani scartati dalle sessions di Foxtrot o SEBTP, con il cantante che è più clone di Gabriel di quanto non lo era Fish. E non sono episodi isolati: anche col nuovo cantante i Marillion hanno continuato ad ispirarsi. Una volta la mia ragazza ha sentito The great escape da Brave, 1993, e commentò senza malizia: "Non conoscevo questo brano dei Genesis". E aveva ragione. Potrebbe tranquillamente stare in Wind & Wuthering.
I risultati dal punto di vista artistico non sono stati esaltanti: discreti album pop-rock con l’eccezione di Invisible Touch, disco veramente brutto, secondo me.
Potevano cambiare verso altri stili musicali? Se non lo hanno fatto è perché non si sono sentiti in grado di farlo.
Ermafrodito era il figlio illegittimo (come tutti i figli della mitologia greca) di Ermes e Afrodite (Ermes, Afrodite, Ermafrodito: la fantasia al potere). Per tenere la cosa nascosta ai media, i due dei decisero di affidarlo alle cure delle assistenti sociali dell'epoca: le Ninfe del monte Ida.
From a dense forest of tall dark pinewood,
Mount Ida rises like an island.
Within a hidden cave, nymphs had kept a child;
Hermaphroditus, son of gods, so afraid of their love.
Il bambino crebbe e divenne un ragazzo che se ne andava in giro a farsi gli affaracci suoi, come tutti i quindicenni che si rispettino. Bighellona di qua, bighellona di là, un bel giorno si fermò sulle rive di un lago.
And as his strength began to fail
He saw a shimmering lake.
A shadow in the dark green depths
Disturbed the strange tranquility.
Non sapeva però che nei paraggi si aggirava Salmacis, l'unica ninfa che non si dava alla caccia come le altre, ma se ne stava pure lei a farsi gli affaracci suoi. Un trust di fancazzisti, insomma.
Salmacis vide Ermafrodito e pensò: "Però, carino il ragazzetto". Siccome all'epoca non c'era Olimpocom Grecia Mobile e non poteva mandargli un SMS con scritto "Ermafr tvumdb c vediam stase in disco", pensò a un modo per farlo suo nel senso più letterale del termine. Per esempio, facendo comparire una fonte.
As he rushed to quench his thirst,
A fountain spring appeared before him
And as his heated breath brushed through the cool mist,
A liquid voice called, "Son of gods, drink from my spring".
Ermafrodito si accorse subito che l'acqua aveva un sapore anomalo, ma pensava fosse colpa dei colibatteri.
The water tasted strangely sweet.
Behind him the voice called again.
He turned and saw her, in a cloak of mist alone
And as he gazed, her eyes were filled with the darkness of the lake.
La ragazza era un po' drastica.
We shall be one
We shall be joined as one
Lui non capiva cosa volesse.
Away from me cold-blooded woman
Your thirst is not mine
Ma ormai Salmacis aveva fatto il danno:
"Nothing will cause us to part
Hear me, O Gods"
Unearthly calm descended from the sky
And then their flesh and bones were strangely merged
Forever to be joined as one
Ermafrodito (o, almeno, quel che restava di lui) ci rimase parecchio male, un po' perchè pensava che la fusione di corpi fosse solo metaforica, un po' perchè era spaventato dalla prospettiva del ciclo mestruale. Decise di prendersi almeno una piccola rivincita:
The creature crawled into the lake.
A fading voice was heard:
"And I beg, yes I beg that all who touch this spring
May share my fate"
"E guai al primo che mette il cartello 'ATTENZIONE: ACQUA NON POTABILE', che mi fa saltare tutto lo scherzo."
The cinema show, pezzo che a ogni ascolto mi evoca potentissime suggestioni (con le quali eviterò di tediarvi). Un cavallo di battaglia dei nostri e, soprattutto, un pezzo multiforme a seconda degli anni e degli album.
Nell'originale di Selling England by the pound, la parte vocale è incantevole (e grazie tante, è Peter Gabriel), l'assolo di oboe fra i due ritornelli è da brividi ma tutto lo strumentale della seconda parte risulta troppo etereo, prolisso e generalmente noioso.
In Seconds Out, la parte vocale è più lenta e piatta (e grazie tante, è Phil Collins pre-cura ormonale) ma la parte strumentale, leggermente accelerata e sostenuta dalla batteria di un certo signor Bill Bruford, diventa una cavalcata entusiasmante, una grande fuga che si conclude nell'esultanza del finale.
Arriviamo al medley di Three sides live. Posto che sono ideologicamente contrario al concetto di medley, bisogna riconoscere che dopo In the cage proprio male non ci sta e che l'interpolazione con Riding the scree è quasi migliore dell'originale. Purtroppo, le successive terzine di The colony of Slippermen c'entrano un po' come i cavoli a merenda.
Il problema verrà risolto nel tour di Genesis: per creare un efficace contrasto con le linee di sintetizzatore banksiane, le schitarrate quasi metal di ...in that quiet earth sembrano fatte apposta.
Sempre per parlar di luoghi.
Sempre 1987. Si arriva a Edimburgo - città bella se ce n'è una. Ci si beve una McEwan's, si trova posto in ostello (che aveva un campo da golf proprio di fronte all'entrata. Un campo da golf gratuito. Non ci si crede), ci si beve una McEwan's, e si va a fare un giro sul Royal Mile (and anarchy smiles in the Royal Mile -
And they're waiting on the slyboys, flyboys, wideboys -
Rooting, tooting cowboys -
Lucky little ladies at the watering holes -
They'll score the Friday night goals). Poi, si va sulla collina dell'osservatorio astronomico, da dove si vede la città. E da dove si vede il Firth of Forth. Lo guardi per bene, pensi al gioco di parole, pensi ai nove-ottavi, e ti pare che tutto torni.
Era il 1987. Di ritorno dalla Scozia, a bordo di un 128 ex-taxi, riverniciato di un assurdo colore latte-e-menta-con-molto-latte, con 600.000 chilometri sulle ruote e pieno di olio colato dalle confezioni di Kentucky Fried Chicken, ci si avvicina a Londra.
Alla ricerca di un ostello, perchè i soldi in tasca sono quello che sono: pochi, tendenti per di più all'esaurimento.
Non ricordo nemmeno come ci siamo arrivati. So che ce l'abbiamo fatta. Epping Forest. Epping Forest, dico.
Io ho dormito a Epping Forest.
Cicca cicca.
Un blog morto dopo neanche una settimana, che vergogna. In attesa di tempi migliori (soprattutto per la mia connessione), proviamo a spulciare AmIRight.com, dove, fra le altre cose, c'è una gustosa sezione "Misheard lyrics" piena di testi che suonano come gli originali, ma sono leggerissimamente diversi. Per quanto riguarda i nostri, noto subito uno svarione che facevo anch'io (da Dancing with the Moonlit Knight):
''Can you tell me where my country lies?"
said the unifaun to his true love's eyes
diventa:
"Can you tell me where my country lies?"
said the uniform to his true love's eyes
Oppure, da Firth of Fifth:
Undinal songs urge the sailors on
che diventa:
And dinosaurs urge the sailors on
Ma niente riesce a battere (da Supper's Ready):
Can you feel our souls ignite
che si transustanzia in:
Can you feel arseholes ignite
Va bene l'Apocalypse in 9/8, ma non così tanto apocalypse.
Qualche anno fa lavoravo per un noto settimanale femminile, per il quale riempivo lautamente retribuita spazi grandi poco più di francobolli con notizie di spettacoli, costume e varia umanità. Tra le specialità che facevano di me un'apprezzata abusiva di redazione, la capacità di scrivere a tempo record efficaci recensioni di qualsiasi cosa, dischi, libri, film mai visti né conosciuti[1].
Non mi sono pertanto spaventata, quando il Chetti mi ha proposto di intervenire fattivamente in questo blog sui Genesis, sebbene io non li conosca granché[2]. La verità è che i miei rapporti con questi tizi si limitano al possesso di una t-shirt promozionale e alla venerazione per un unico brano.
Cliffhanger: vi rimando alla prossima volta.
Così, caro Chetti, potrò scrivere almeno in altre due occasioni.
[1] sì, ma ero molto giovane eccetera.
[2] di qui la promessa solenne di scaric... procur..., ehm, acquistare legalmente ogni singolo brano citato in questo luogo per ascoltare ogni post, leggendolo.