Squonk
Superbimba
Luca
AdRiX
Anthony Phillips
Dusk - Italian Genesis Magazine
Genesis - Sito ufficiale
Genesis - The Movement
Peter Gabriel
Phil Collins
Steve Hackett
The Musical Box
Tony Banks
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Era il 1987. Di ritorno dalla Scozia, a bordo di un 128 ex-taxi, riverniciato di un assurdo colore latte-e-menta-con-molto-latte, con 600.000 chilometri sulle ruote e pieno di olio colato dalle confezioni di Kentucky Fried Chicken, ci si avvicina a Londra.
Alla ricerca di un ostello, perchè i soldi in tasca sono quello che sono: pochi, tendenti per di più all'esaurimento.
Non ricordo nemmeno come ci siamo arrivati. So che ce l'abbiamo fatta. Epping Forest. Epping Forest, dico.
Io ho dormito a Epping Forest.
Cicca cicca.
Un blog morto dopo neanche una settimana, che vergogna. In attesa di tempi migliori (soprattutto per la mia connessione), proviamo a spulciare AmIRight.com, dove, fra le altre cose, c'è una gustosa sezione "Misheard lyrics" piena di testi che suonano come gli originali, ma sono leggerissimamente diversi. Per quanto riguarda i nostri, noto subito uno svarione che facevo anch'io (da Dancing with the Moonlit Knight):
''Can you tell me where my country lies?"
said the unifaun to his true love's eyes
diventa:
"Can you tell me where my country lies?"
said the uniform to his true love's eyes
Oppure, da Firth of Fifth:
Undinal songs urge the sailors on
che diventa:
And dinosaurs urge the sailors on
Ma niente riesce a battere (da Supper's Ready):
Can you feel our souls ignite
che si transustanzia in:
Can you feel arseholes ignite
Va bene l'Apocalypse in 9/8, ma non così tanto apocalypse.
Qualche anno fa lavoravo per un noto settimanale femminile, per il quale riempivo lautamente retribuita spazi grandi poco più di francobolli con notizie di spettacoli, costume e varia umanità. Tra le specialità che facevano di me un'apprezzata abusiva di redazione, la capacità di scrivere a tempo record efficaci recensioni di qualsiasi cosa, dischi, libri, film mai visti né conosciuti[1].
Non mi sono pertanto spaventata, quando il Chetti mi ha proposto di intervenire fattivamente in questo blog sui Genesis, sebbene io non li conosca granché[2]. La verità è che i miei rapporti con questi tizi si limitano al possesso di una t-shirt promozionale e alla venerazione per un unico brano.
Cliffhanger: vi rimando alla prossima volta.
Così, caro Chetti, potrò scrivere almeno in altre due occasioni.
[1] sì, ma ero molto giovane eccetera.
[2] di qui la promessa solenne di scaric... procur..., ehm, acquistare legalmente ogni singolo brano citato in questo luogo per ascoltare ogni post, leggendolo.
Qual è stato il momento in cui i Genesis hanno iniziato la loro inesorabile discesa agli inferi?
Quando se n'è andato Peter Gabriel? No.
Quando se n'è andato Steve Hackett? No.
Quando Phil Collins ha iniziato la carriera solista? No (anche se verrebbe voglia di rispondere "sì").
La mia teoria è che i Genesis abbiano iniziato il loro declino quando, a metà di un album fino ad allora quasi dignitoso come Abacab, hanno inserito quella insopportabile, insensata, gigantesca bruttura di Who Dunnit?. E si poteva anche pensare "sarà stato un incidente di percorso", ma dopo Illegal alien e il video col Nano Pelato e Baffuto niente è stato più lo stesso.
Lyrics Directory
Perchè hai voglia a cercare di stargli dietro, e battere sulla coscia il quattro-quarti (o l'otto-ottavi, o quello che è). No, loro una variazione, uno scarto lo mettono dentro. E tu, se non altro, eviti di riempirti di lividi la gamba. Vabbeh, è un risultato anche quello.
In certi pezzi la cosa è palese: Six six six is no longer alone. Apocalisse-in-nove-ottavi. Lo dichiarano anche nel titolo.
Ma prendi un pezzo che più semplice non si può. Il loro primo hit radiofonico. Turn it on again.
Beh, sembra o non sembra un quattro-quarti da FM radio del Midwest?
Eppure. Pare che la canzone nasca da un riff di Rutherford, suonato in quattro-quarti (almeno quello!) e molto più lento rispetto alla versione finale. Poi gli si avvicina il Nano Pelato, che gli batte la mano sulla spalla e gli dice "beh, Mike, perchè non la fai in tredici-ottavi?". Quello lo guarda basito, e gli risponde: "Eh?" (dico, Rutherford ha la faccia da "Eh?"; un po' come il padre di Casa Keaton, per capirci). E il Nano: "Massì, falla così e cosà; in tredici-ottavi, e senti che figata".
E Turn It On Again viene fuori in tredici-ottavi. Nessuno se ne rende conto, lo dice anche il Nano: You would never know that it's in thirteen eights, but it is.
Tredici-ottavi, eh? La mia coscia ringrazia, ma mi tocca buttare le bacchette del ristorante cinese, chè io quel tempo lì non lo so imitare.
In una fase storica in cui i blog cadono come mosche, nasce ...in that quiet earth. Essenzialmente, per una mia paranoia.
Nelle mie altre stanze, infatti, ultimamente ho un certo timore a parlare dei Genesis, per via di una fastidiosa forma di retropensiero del tipo "Ma con questo 174o post su Selling England by the Pound non avrò un po' rotto le palle?". Ché va bene che chi va in un blog che lies down on Broadway dovrebbe essere già stato sufficientemente avvisato, però le vie delle pippe mentali sono infinite. Per cui, questo blog, dove si parlerà di qualsiasi cosa inerente ai Genesis. Recensioni di album, impressioni su singole canzoni, storielle personali, definizione del momento del salto dello squalo, segnalazioni di ogni sorta, live, video e quant'altro. Per il momento, verrò coadiuvato da Sir Mahatma Squonk (nomen omen), ma sono altamente auspicati altri contributi, per creare l'effetto-blog collettivo. Se vi va, fatemi un fischio a blogbroadway@gmail.com. E che il Giant Hogweed sia con voi.
(si ringrazia la dea* dell'HTML per il supporto tecnico.)